Associazione Judrio

Sintesi del servizio di Telefriuli

Cividale del Friuli, 12 marzo 2026

Si è tenuto a Cividale del Friuli il punto della situazione sugli undici percorsi attivi in regione. Riflettori puntati sullo Judrio dopo l’alluvione e sul consolidamento del modello Natisone.

CIVIDALE DEL FRIULI – La gestione delle risorse idriche e la difesa del suolo passano sempre più attraverso la concertazione territoriale. È questo il messaggio emerso dal convegno ospitato lo scorso 12 marzo presso il Centro San Francesco di Cividale, dedicato allo stato dell’arte dei Contratti di Fiume in Friuli Venezia Giulia.

Ad oggi sono 11 i percorsi attivi sul territorio regionale: un mosaico di iniziative che vede alcuni contratti già formalmente sottoscritti e altri in dirittura d’arrivo. Lo strumento, che unisce istituzioni, associazioni e cittadini in una gestione partecipata dei bacini idrografici, si conferma fondamentale per affrontare le criticità ambientali e idrogeologiche del territorio.

Il “Caso Judrio”: dalla memoria dell’alluvione alla firma

Uno dei temi toccati dell’incontro è stato il Contratto di Fiume dello Judrio. Il corso d’acqua è stato tristemente protagonista delle cronache lo scorso novembre a causa di una violenta alluvione che ha colpito il suo bacino. Proprio alla luce di quegli eventi, l’accelerazione verso la firma del contratto appare come una risposta concreta e necessaria.

Secondo quanto emerso dagli interventi di Elena Gasparin (Associazione Judrio) e degli esperti coinvolti, la sottoscrizione è ormai imminente. L’obiettivo è trasformare l’emergenza in una pianificazione costante che permetta di prevenire nuovi disastri attraverso interventi mirati e una costante manutenzione dell’alveo.

Il Natisone come modello di riferimento

Se lo Judrio è prossimo alla firma, il Natisone rappresenta invece un esempio di percorso già avviato e consolidato. Durante il convegno, il vicesindaco di Cividale, Giorgia Carlig, ha sottolineato l’importanza di questo strumento per la comunità locale, evidenziando come la collaborazione tra i comuni rivieraschi sia la chiave per valorizzare il fiume sia sotto il profilo ambientale che turistico.

Scienza e territorio: il ruolo dell’Università

L’approccio ai Contratti di Fiume non è solo amministrativo, ma poggia su solide basi scientifiche. Il professor Francesco Visentin dell’Università di Udine ha ribadito come la mappatura dei rischi e la comprensione delle dinamiche fluviali siano indispensabili per guidare le scelte politiche. “I Contratti di Fiume non sono solo burocrazia, ma strumenti vivi che permettono di interpretare i cambiamenti climatici a livello locale”, è il concetto espresso durante la sessione.

Conclusioni

Il Friuli Venezia Giulia si conferma una regione all’avanguardia nell’applicazione di questi protocolli. La sfida per i prossimi mesi sarà quella di tradurre i documenti in opere concrete sul campo, garantendo che i fiumi tornino a essere una risorsa sicura e valorizzata per chi vive lungo le loro sponde.